Tenendo conto delle risorse disponibili sono stati ammessi al finanziamento i primi 428 progetti presentati, salvo scorrimento della graduatoria nei casi di revoca del finanziamento concesso oppure di economie di gara, che determineranno riassegnazioni successive. Occorre ricordare che l’articolo 35-quinquies del Dl sicurezza (attualmente in sede di conversione, seconda lettura alla Camera de Deputati) incrementa le risorse destinate all’installazione di sistemi di videosorveglianza comunali di 10 milioni per il 2019, 17 per il 2020, 27 milioni per il 2021 e 36 milioni dal 2022.
Il finanziamento dei progetti locali Gli obiettivi specifici di questi interventi di finanziamento della videosorveglianza sono la prevenzione della criminalità diffusa e predatoria, in particolare nelle zone maggiormente degradate, e la promozione della legalità e del contrasto dei comportamenti che turbano il libero utilizzo degli spazi pubblici. Per essere ammessi al finanziamento, il tracciato di progetto non doveva sovrapporsi a quelli già realizzati con finanziamenti comunitari, statali, regionali o provinciali, concessi o erogati negli ultimi 5 anni e non erano comunque programmi per la sostituire o manutenere sistemi di videosorveglianza già realizzati.
I comuni più piccoli e con maggiore rischio sociale e quelli che avevano presentato progetti meglio strutturati hanno avuto maggiori opportunità di essere ammessi al finanziamento. Anche per aver dimostrato di possedere risorse sufficienti per assicurare corretta manutenzione degli impianti e delle apparecchiature di videosorveglianza da realizzare fino anche a 5 anni dalla data di ultimazione dei lavori.
A parità di punteggio hanno
avuto titolo di preferenza, nell’ordine, i Comuni in dissesto dichiarato, quelli che negli ultimi 10 anni sono stati destinatari di provvedimento di scioglimento dei consigli per infiltrazioni e condizionamento di tipo mafioso, e le richieste di finanziamento con un livello di progettazione più elevato. Secondo quanto previsto dall’articolo 7-bis del Dl 243/2016 e dal Dpcm 7 agosto 2017, i Comuni delle Regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna hanno beneficiato di assegnazioni differenziate: 110 enti locali, con istanze di finanziamento ammontanti a complessivi 16.970.000 euro, totalizzano il 45,38% dello stanziamento complessivo.
Il ricorso agli impianti di videosorveglianza Il ricorsoall’installazione di sistemi di videosorveglianza da parte degli enti locali per rispondere alla domanda di sicurezza dei cittadini è un fenomeno che ha registrato, negli ultimi anni, una crescita esponenziale.
Favorita da numerosi interventi legislativi che hanno attribuito a Sindaci e Comuni specifiche competenze in· materia di tutela dell’ incolumità pubblica e della sicurezza urbana e da incentivi economici statali e regionali, la copertura del territorio
comunale con videocamere è diventata strumento essenziale di deterrenza di fenomeni criminosi e vandalici.
L’accento sul ricorso a tali sistemi è stato posto dalle «Linee guida per l’attuazione della sicurezza urbana» che hanno confermato l’importanza di questi strumenti.
In particolare, conpatti sottoscritti tra il prefetto e il Sindaco possono essere individuati, in relazione alla specificità dei contesti, interventi per la sicurezza urbana (tenuto conto anche delle esigenze delle aree rurali confinanti con il territorio urbano) tra i cui obiettivi rientra la
prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, anche attraverso l’installazione di sistemi di video sorveglianza.
Le stesse Linee guida fanno riferimento anche a iniziative volte a favorire il finanziamento di piattaforme che prevedono la partecipazione di privati ovvero la partecipazione dei soggetti stessi alla gestione e alla manutenzione degli impianti.
Paolo Canaparo
Selezione di articoli tratti dai principali quotidiani nazionali – Servizio in collaborazione con Mimesi srl