«Organizzazioni dinamiche, capaci di proporsi inizialmente in modo attrattivo verso soggetti senza scrupoli, salvo poi esercitare subdole forme estorsive finalizzate a depredare l’intero asset aziendale». È il volto delle mafie moderne, che subdole e impalpabili facilmente si insinuano nei tessuti dell’economia pulita. A farne il ritratto è la Direzione investigativa antimafia (Dia), che evidenzia come le infiltrazioni mafiose nell’attività d’impresa, specie per quanto riguarda la realizzazione di opere pubbliche, riescano ad agire su ogni livello della filiera, dalla stesura dei bandi alla realizzazione dei progetti. A destare i maggiori interessi della criminalità organizzata sono chiaramente i grandi appalti, generalmente sostenuti da grossi finanziamenti. Tant’è che già in passato le vicende di Expo 2015 e delle ricostruzioni post sisma all’Aquila avevano fatto emergere infiltrazioni e tentativi di infiltrazioni nella realizzazione dei lavori. Un fenomeno non così semplice da contrastare, perché l’inquinamento delle procedure di gara pubbliche può avvenire già dalla prima fase di stesura dei bandi. Forme di connivenza con funzionari pubblici permetterebbero così di «attanagliare i bandi al soggetto da favorire» – si legge nei rapporti della Dia – o impedire un’efficace azione di controllo tramite «requisiti di ammissione e condizioni di esecuzione molto generici». Allo stesso modo, nella fase di programmazione e progettazione delle opere, non manca la corruzione mirata di funzionari e tecnici incaricati. Per non parlare poi dei subappalti, ottenuti tramite «forme di pressione estorsiva nei confronti delle aziende affidatarie dell’appalto», costrette a «cedere servizi connessi ad aziende affiliate». Aziende affiliate che peraltro possono essere oggetto di accordi di rotazione nell’affidamento degli appalti. Non mancano infine casi di cordate di imprese che, concordando le offerte e l’aggiudicatario o ricorrendo a minacce e intimidazioni nei confronti degli altri candidati, «provocano l’esclusione dalla gara dei concorrenti indesiderati o alterano il procedimento di verifica delle offerte grazie alla collaborazione di infedeli funzionari pubblici». Il modus operandi è mutevole, ma il fine rimangono il riciclaggio e la prospettiva di ulteriori guadagni; cosa che porta le organizzazioni mafiose a evolversi in base alle regole del mercato e della finanza per riuscire a penetrare in qualunque settore economico. Quali sono i numeri in ballo? Le stime degli introiti dei mercati illeciti nell’Ue si aggirano intorno ai 110 miliardi di euro l’anno (dati Dia).
* Articolo integrale pubblicato sul Sole 24 Ore del 26 giugno 2023