Bene la semplificazione dei controlli sulle attività economiche. Il plauso di Assoprofessioni (di cui la Lapet è socio fondatore) va al governo per la tempestività di intervento su un tema così delicato e non più rimandabile. Agli stakeholder intervenuti all’incontro presso il ministero per la pubblica amministrazione lo scorso 9 maggio (si veda altro articolo nella pagina) è stato presentato lo schema di decreto legislativo che delinea un primo quadro generale di riforma della specifica materia, introducendo i principie le metodologie cui la pubblica amministrazione deve ispirarsi nello svolgimento dei controlli e rappresenta l’inizio di un più ampio e analitico percorso che sarà finalizzato all’adozione di ulteriori decreti legislativi per la semplificazione dei controlli nei singoli settori. Prontamente, la confederazione ha trasmesso le sue osservazioni e proposte. In merito al «principio di trasparenza», si ritiene che la sua applicazione permetterà un’opportuna conoscenza da parte di tutti gli imprenditori degli obblighi e degli adempimenti che sono oggetto di controlli, e l’eventuale eliminazione dei doppi controlli. Per quanto riguarda la «valutazione del rischio», Assoprofessioni condivide la necessità di tener conto del settore dell’impresa, delle dimensioni della stessa. «Sarebbe altresì opportuna l’adozione dei vari certificati Iso e l’adozione del modello 231, modello organizzativo di gestione e controllo. Occorre poi comprendere, ai fini della valutazione del rischio, anche l’adozione per le piccole medie e grandi imprese, costituite al momento sotto forma di Spa, del sistema monistico per il controllo sulla gestione. – ha suggerito il presidente nazionale Lapet Roberto Falcone in qualità di segretario generale Assoprofessioni – Il modello di controllo tradizionale non contempla professionalità diverse da quelle legali ed economiche, e questo è un grosso limite, in quanto le società, hanno sicuramente bisogno di un accurato controllo in settori problematici per il contesto in cui operano, ampliando la gamma di professionalità che possono far parte di organi deputati a tal fine, quale il comitato di controllo sulla gestione nel sistema monistico». Circa il «principio della fiducia» la confederazione ricorda che il termine «fiducia» e leale collaborazione per la disciplina delle attività economiche dei privati, era già stato introdotto nei lavori parlamentari per la riscrittura del terzo comma dell’art 41 della Costituzione poi naufragato (Progetto di legge n 476 del 18 aprile 2011). «Era stato introdotto il termine fiducia proprio per qualificare in termini generici il rapporto tra cittadini e la pubblica amministrazione. – ha ricordato Giorgio Berloffa presidente Assoprofessioni – E’ lo stesso problema che abbiamo verificato con i funzionari del fisco, dove dietro lo scudo del danno erariale, gli stessi rinunciano ad un’autonomia decisionale nell’attività di controllo, con il risultato che non funziona l’istituto dell’accertamento con adesione. Questo si scontra con la mancata modifica del terzo comma dell’art 41 della Costituzione che con il termine fiducia voleva introdurre una seppur minima autonomia decisionale del funzionario». Pertanto il timore è che il solo attenersi, da parte del funzionario, a circolari interpretative, cheklist e manuali, porti al fallimento, come già successo con lo Statuto del Contribuente, dell’autonomia decisionale dello stesso. Veniamo ora all’«utilizzo di soluzione tecnologiche sulle attività di controllo» che, per Assoprofessioni, è di vitale importanza, in quanto se disciplinato in modo errato rischia di vanificare lo sviluppo di tutti i punti precedenti. «Cerchiamo di non ricadere nell’errore che la valutazione dell’impresa specialmente micro o piccola, non tenga conto dei soggetti che la compongono. – ha aggiunto Falcone I funzionari incaricati, più che comprendere la capacità e i limiti dell’intelligenza artificiale, così come previsto, dovrebbero comprendere il contesto umano che compone l’azienda, evitando in autonomia di richiedere adempimenti inutili e vessatori». Per ciò che attiene il «coordinamento dell’attività di controllo», rilevando che molto spesso accade che aziende vengano controllate da amministrazioni differenti per lo stesso problema, si suggerisce che il coordinamento può essere funzionale se esiste una banca dati a disposizione dell’Amministrazione, dove confluiscono tutte le attività di controllo di un dato settore. Apprezzate sono le misure relative all’ «approccio collaborativo nello svolgimento del controllo» e agli «strumenti premiali». La previsione invece del «diritto di interpello» dovrebbe essere eliminata intanto perché similare alla misura che prevede la «facoltà delle attività economiche di essere sottoposte a controllo» ma soprattutto perché «riteniamo che l’interpello nonè funzionale ad obblighio adempimenti ad esempio in materia ambientale, paesaggistica e di sicurezza, dove la verifica sul postoè indispensabile per verificare la conformità alla normativae l’eventuale impatto ambientalee paesaggistico» ha precisato Falcone. Sul diritto all’errore, «ben venga disciplinare il tutto, sarebbe opportuno eliminare la condizione della buona fede in sede di primo controllo sempre difficile da dimostrare. – ha chiarito Berloffa – Ci permettiamo di osservare che il beneficio potrebbe essere precluso alle medie imprese in quanto sicuramente strutturate dal punto di vista operativo». In definitiva auspica Falcone «Applicando correttamente l’art 27 della legge per la concorrenza ed il mercato 2021 si eliminano ostacoli alla libertà di iniziativa economica. Le imprese italiane da questo punto di vista sono molto penalizzate.
* Articolo integrale pubblicato sul Italia Oggi del 20 maggio 2023