È caccia a un centinaio di milioni di euro per sbloccare la partita degli ultimi emendamenti in ballo al decreto Lavoro in commissione Affari sociali del Senato. Tre soprattutto sono le questioni più spinose che vedono al lavoro da giorni i tecnici del governo e i parlamentari della maggioranza. La prima, come anticipato su queste pagine (Il Sole 24 Ore di sabato 10 giugno), è l’estensione dell’Assegno d’inclusione ai componenti svantaggiati inseriti in programmi di cura e assistenza (certificati dalla Pa) e la conseguente rimodulazione della scala di equivalenza che produce l’effetto (paradossale) di tagliare le risorse per la disabilità. La questione comporta la necessità di reperire tra i 50 e i 60 milioni per realizzare l’estensione dell’Assegno d’inclusione ai componenti in condizione di grande disagio bio psico sociale (tra cui potenzialmente potrebbe rientrare anche chi decide di vivere in strada, come un clochard) e l’esigenza di non decurtare i fondi per i disabili. Sul tavolo c’è una nuova rimodulazione della scala di equivalenza per far quadrare il cerchio delle coperture. «Troveremo una soluzione», ha spiegato al Sole 24 Ore la relatrice al Dl 48, Paola Mancini (FdI).
Un altro nodo da sciogliere riguarda l’estensione, oltre il 30 giugno, della normativa di miglior favore sul lavoro agile anche nella Pa. Dopo la proroga fino a fine anno accordata a lavoratori fragili e con figli fino a 14 anni del settore privato, c’è un forte pressing per ricomprendervi almeno i fragili del settore pubblico, al momento esclusi. La partita è anche politica con la maggioranza (Lega in testa, con la senatrice Elena Murelli) che preme per una soluzione fino al 30 settembre (ma occorre trovare una ventina di milioni di euro). Davanti al nodo risorse si ragiona anche su una mini proroga fino al 31 agosto, sempre solo per i lavoratori pubblici fragili, sfruttando anche il fatto, ha sottolineato la relatrice Mancini, che «c’è un fermo della scuola». Un’eventuale proroga al 31 agosto per i fragili della Pa costa circa 15 milioni, e anche in questo caso vanno ancora trovati.
La terza questione sul tavolo riguarda l’emendamento (questo già approvato come quello sull’inclusione e i disabili) che istituisce una decontribuzione triennale per chi assume o stabilizza badanti che assistono anziani non autosufficienti. La norma riguarda il 2023, 2024 e 2025 e prevede un esonero del 100%, entro un limite massimo di 3mila euro, per 36 mesi. Ebbene la disposizione è stata approvata con parere favorevole del ministero del Lavoro, senza tuttavia aver avuto il preventivo via libera sulla coerenza delle coperture finanziarie. Al momento, fanno sapere dal governo, la misura potrebbe essere coperta per un solo anno, e servirebbero una trentina di milioni per garantire lo sconto per il biennio successivo. Se non si riuscirà a garantire le risorse necessarie è quasi scontata una bocciatura ex articolo 81 della Bilancio e la possibilità che la misura confluisca nel Ddl Lavoro.
* Articolo integrale pubblicato sul Sole 24 Ore del 13 giugno 2023