La digitalizzazione della Pubblica amministrazione, cui dà lo «sprint» (anche) il nuovo Codice dei contratti (decreto legislativo 36/2023), avrà un impatto significativo sull’attività degli operatori del settore, inclusi gli avvocati.È il tema affrontato ieri,a Milano, al Forum di Deloitte legal, occasione per il presidente del Consiglio nazionale forense (Cnf) Francesco Greco per lanciare un monito (non privo di ottimismo) ai colleghi: «Dobbiamo superare l’impatto emotivo dinanzi alla rivoluzione tecnologica, che può migliorare l’avvocatura, a patto, però, che abbia la lungimiranza di esserne protagonista», ha scandito. Ma a doversi aggiornare non sono soltantoi professionisti, ha avvertito, bensì pure «i tribunali, molti dei quali sono ancora in condizioni di arretratezza digitale» e una serie di studi, «inadeguati» ad affrontare le sfide che la clientela e la società intera esigono. E, perciò, il Cnf intende rompere gli indugi, e realizzare «il grande portale dell’avvocatura, che diventi il soggetto gestore dell’intelligenza artificiale». Greco ha affermato che l’obiettivo è metterlo a disposizione «gratuitamente» degli Ordini territoriali di categoria e dei loro iscritti. «È importante che le professioni legali siano attrezzate», anche in virtù dell’impiego, da parte delle stazioni appaltanti, dell’intelligenza artificiale e della tecnologia «blockchain», ha affermato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo di Mario Draghi Roberto Garofoli, nel corso di un dibattito introdotto dall’intervento del presidente dell’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia, secondo cui «il futuro dei contratti pubblici è legato alla digitalizzazione» che «garantisce trasparenza e regala efficienza».
* Articolo integrale pubblicato sul Italia Oggi del 9 giugno 2023